Quando il lavoro diventa fragile un approccio mentale agile è fondamentale

#iorestoacasa implica lavorare a casa fra le cose, i suoni e le sollecitazioni più inattese. In una casa a etnia variabile dove soggiorno e con un tasso creativo scoppiettante (si passa da deliri musical-trap a estemporanee ma costanti performance di street art casalinga) trovare lo spazio fisico e mentale per concentrare le proprie energie sul lavoro non è semplice.
 
Nottetempo ho però elaborato una strategia frutto anche di passate esperienze e riflessioni sullo Smart working.
Primo passo: timidamente farsi spazio, provare a ritagliarsi un angolino in qualche camera. Il possesso di un pc portatile è fondamentale!
Secondo: accettare e non opporsi alle condizioni dell’ambiente domestico e interagire con esse.
Terzo: individuare lo sfondo che più ti rappresenta nella casa per mettere in scena le tue video call con il migliore segnale wifi.
Dopo questi tre passi sei pronto, puoi lavorare!
 
E qui viene il bello, trovare la concentrazione e tenerla con se per il resto della giornata. Personalmente, abituato a muovermi in Ultraspazio come un animale errante, mi rendo conto di trovarmi a mio agio e la promiscuità e i continui cambi di postazione all’interno della casa non causano particolari disagi.
In mio soccorso viene sopratutto una tecnica sviluppata fin dai tempi dell’università: collocare in tre stanze immaginarie i progetti da smarcare e gli obiettivi della giornata: cosa devo fare, fare e consegnare/comunicare il lavoro fatto.
“Il primo passo consisteva nell’imprimere nella memoria una serie di luoghi” come suggerito da Francis A. Yates [L’arte della memoria] e quindi, nella prima stanza c’è la “biblioteca” dove raccolgo le idee e tutto il materiale utile per sviluppare il lavoro che devo portare a termine nel corso della giornata: solitamente la permanenza in questa stanza è più lunga al mattino, ma non disdegno di farci un salto nel resto del giorno.
La seconda stanza è il mio “laboratorio”, il luogo in cui creo materialmente tutto ciò di cui ho bisogno per portare a termine i compiti che mi sono dato.
L’ultima stanza, infine, è la stanza delle “spedizioni” e delle consegne: affido il lavoro svolto ai corrieri di cui mi sono dotato (mail, telefono e, specialmente in questi giorni videocall) e mi preparo per una nuova giornata di lavoro.
 
Così la giornata è mentalmente pianificata! Non resta che iniziare ricordandosi che essere ispirati da questi luoghi immaginari, custodi del processo creativo e produttivo, aiuta a non perdere di vista gli obiettivi del proprio lavoro e a tenere alta la concentrazione pur condividendo spazi, umori e rumori apparentemente inconciliabili. #iorestoacasaconprofitto
 
di Ezio Gaude