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COWORKING | Ultraspazio sbarca a Carloforte: parte il pilota “Coworking Ex Ma” per i nomadi digitali

L’idea, detta così, sembra quasi ovvia. Ed è proprio per questo che funziona: usare un edificio pubblico – la sede EXMA – come banco di prova per un modello di lavoro agile che non resti teoria, né slogan da convegno. Si prova, si misura, si aggiusta. E si capisce se regge.

Dentro questa partita entra ULTRAPP, la piattaforma digitale di Ultraspazio. Non è un semplice sistema di prenotazione. È, piuttosto, un modo di mettere in ordine le cose: geolocalizza i luoghi di lavoro condiviso, abilita l’accesso, e soprattutto collega chi lavora a ciò che il territorio offre. Risorse del Comune, mobilità sostenibile, attività commerciali, iniziative culturali e di intrattenimento: la logica è chiara, far dialogare la postazione con tutto il resto.

Perché il punto non è “aprire un coworking”. Il punto è farlo diventare un pezzo vivo della comunità. Qualcosa che serva a chi arriva e che abbia un senso anche per chi già c’è. Per questo la sperimentazione coinvolgerà i cosiddetti nomadi digitali che frequentano abitualmente l’isola, trasformando EXMA in un luogo dove si lavora sul serio, ma anche in un osservatorio reale su abitudini, bisogni e impatti.

Il percorso sarà scandito da sessioni di lavoro e confronto tra Ultraspazio e il Comune. E avrà un elemento che spesso manca nei progetti raccontati bene e verificati poco: gli indicatori. KPI definiti entro il primo mese dall’avvio, poi aggiornabili in corsa. Perché un pilota, se non misura, non pilota: galleggia.

A rendere il test ancora più concreto ci sarà anche il monitoraggio del comfort ambientale, con il multisensore Ultrabox all’interno del coworking. Non per collezionare numeri, ma per legare l’esperienza d’uso a dati reali, e non soltanto alle impressioni