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SPACE NEST A BERGAMO – Borghi, dati e nuove comunità del lavoro

La missione si è sviluppata come un viaggio dentro le valli bergamasche, passando dalla scala paesaggistica a quella dei singoli edifici, fino ai modelli organizzativi che tengono insieme comunità, servizi e sviluppo locale. A Dossena i partecipanti hanno visitato la miniera e il ponte tibetano, simboli di una rigenerazione che parte da infrastrutture esistenti e le trasforma in esperienze capaci di attrarre nuovi flussi turistici e di attenzione sul territorio. A Valpiana, le cooperative La Bonne Semence e Contatto hanno mostrato cosa significa rimettere in circolo colonie, strutture dimesse e spazi collettivi, trasformandoli in luoghi di lavoro, cura e inclusione. In Contrada Bricconi, a Oltressenda Alta, l’incontro con un borgo agricolo rigenerato – dove allevamento, trasformazione, ristorazione e ospitalità convivono in un unico racconto – ha reso evidente come la rigenerazione rurale contemporanea passi da progetti integrati, in cui l’architettura è solo una delle componenti di un ecosistema più ampio.
Il cuore della missione è stato la Val di Scalve, con i sopralluoghi a Dezzo e Schilpario. Qui l’attenzione si è concentrata su due edifici comunali, la Casa sulla Roccia e la Casa di Cesare, oggi solo in parte utilizzati ma chiaramente in attesa di nuove funzioni. Camminare nei loro corridoi, affacciarsi alle finestre, confrontarsi con amministratori, abitanti e delegazioni internazionali ha permesso di immaginare questi volumi come futuri spazi di lavoro condiviso, di formazione, di accoglienza per un turismo lento e responsabile, ma anche come luoghi di servizi di prossimità per chi vive stabilmente in valle.

Nel pomeriggio la missione si è spostata in modalità laboratorio. Seguendo una metodologia di design thinking, i partecipanti sono stati coinvolti in un workshop dedicato allo sviluppo di ipotesi di riuso per gli edifici visitati. Quattro gruppi hanno lavorato a scenari diversi, combinando funzioni culturali, residenze temporanee, spazi di lavoro, attività legate al cibo e alla cura dei luoghi. Le proposte emerse, pur nella loro diversità, condividevano alcuni tratti comuni: mettere al centro le persone e le relazioni, immaginare spazi ibridi e multifunzionali, progettare modelli economici sostenibili e replicabili in altri contesti rurali europei, in linea con gli obiettivi di SPACE-NEST. 
Dentro questo quadro hanno preso forma diversi progetti tra cui “La Casa nella Casa”, che ha visto Ultraspazio protagonista insieme a colleghi italiani, spagnoli e sloveni. L’idea parte da un gesto semplice: al piano terra, la casa si apre al paese con workshop di cucina che usano prodotti locali e ortaggi dell’area verde adiacente. Sono i valligiani a tenere i laboratori, coinvolgendo turisti e possessori di seconde case non solo nella preparazione, ma anche nel consumo dei piatti. In questo modo la casa diventa una “scuola diffusa” del territorio, dove ricette, storie e saperi della valle trovano spazio e continuità, e dove il tempo condiviso intorno al cibo diventa il motore di nuove relazioni.
Ai piani superiori il progetto immagina residenze temporanee dedicate a chi partecipa ai percorsi formativi o alle iniziative del borgo: cuochi in formazione, ricercatori, artisti, volontari, viaggiatori del turismo lento. La co-progettazione degli spazi, la ristrutturazione e la futura gestione vengono affidate a una cooperativa locale, con l’obiettivo di coinvolgere anche persone vulnerabili, dal cantiere all’accoglienza, dalla cura del verde alla gestione degli eventi. In questo modo la casa non è solo un edificio recuperato, ma un vero dispositivo sociale che genera lavoro, relazioni e competenze.
Dentro questa dimensione profondamente “umana” vive però una seconda casa, invisibile ma reale: la casa dei dati. L’edificio viene immaginato come un piccolo data hub di valle, capace di raccogliere in modo strutturato informazioni sull’uso degli spazi, sulla partecipazione ai workshop, sulla provenienza dei visitatori, sui flussi degli eventi e, potenzialmente, anche su parametri ambientali interni ed esterni. Attraverso tecnologie digitali e strumenti di monitoraggio, questi dati vengono analizzati e restituiti alla comunità sotto forma di mappe, cruscotti e racconti visuali. Amministrazione, cooperativa e cittadini possono così leggere nel tempo che cosa funziona, dove intervenire, quali attività consolidare e quali nuove iniziative far nascere.
“La Casa nella Casa” diventa quindi una casa fisica abitata da persone e una casa di informazioni abitata da dati. La prima costruisce comunità attraverso il fare insieme; la seconda permette di prendersi cura del processo in modo più consapevole, in sintonia con la doppia transizione verde e digitale promossa a livello europeo.  Insieme danno vita a un modello di rigenerazione che mette al centro il sociale e utilizza il digitale non come fine, ma come strumento per un futuro più sostenibile, inclusivo e condiviso per la valle.

Per Ultraspazio e MAID – MountAIn Desk, la missione Space Nest a Bergamo è stata l’occasione per verificare sul campo quanto il coworking diffuso, i Flexplace, la cultura del dato e gli strumenti digitali possano dialogare con progetti di economia sociale, agricoltura di montagna, ospitalità diffusa e turismo lento. L’idea che attraversa tutta la missione è chiara: la rigenerazione dei borghi non riguarda solo gli edifici, ma il modo in cui queste comunità potranno lavorare, imparare, incontrarsi e decidere nei prossimi anni. In questo senso, i progetti nati lungo il percorso – dalle miniere di Dossena alla Casa sulla Roccia, dalla Contrada Bricconi alla “Casa nella Casa” – non sono solo casi studio, ma tasselli di un nuovo alfabeto per abitare le aree interne europee.