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L’accoglienza comincia dalla porta. Anzi, ancora prima.

Ci sono luoghi in cui ci sentiamo subito a nostro agio e altri in cui, appena entrati, non sappiamo dove andare. Spesso la differenza sta in piccoli dettagli. In Ultraspazio crediamo che la qualità di un luogo di lavoro cominci proprio da qui: dal modo in cui accoglie le persone.

Quando progettiamo o prendiamo in gestione un nuovo spazio di lavoro, una delle prime domande che ci poniamo è molto semplice: come si sentirà una persona che entra qui per la prima volta?

Riuscirà a trovare facilmente l’ingresso? Capirà dove andare? Saprà come accedere agli ambienti, raggiungere una sala riunioni o individuare la propria postazione?

Sono domande che possono sembrare marginali rispetto alle tante questioni che accompagnano la progettazione e la gestione di un coworking. Eppure, con l’esperienza, abbiamo imparato che sono proprio questi dettagli a fare la differenza.

L’accoglienza, per noi, non coincide necessariamente con la presenza di una reception. È qualcosa di più ampio, che riguarda il rapporto tra architettura, organizzazione e persone. Comincia dalla strada, dalla riconoscibilità di un ingresso, dalla chiarezza della segnaletica e prosegue attraverso la luce, i percorsi, le informazioni e le modalità di accesso.

In fondo, un luogo ben progettato dovrebbe essere capace di raccontarci come funziona, senza bisogno di troppe spiegazioni.

Questo vale ancora di più nei nostri spazi, frequentati ogni giorno da persone molto diverse tra loro. Ci sono gli abitanti abituali, che conoscono ogni angolo del coworking, e gli ospiti occasionali, che arrivano per una riunione o per una giornata di lavoro. C’è chi cerca un ambiente tranquillo dove concentrarsi e chi uno spazio dove incontrare altre persone.

Il nostro compito è fare in modo che ciascuno possa sentirsi a proprio agio, fin dal primo momento.

L’accoglienza, per noi, non coincide necessariamente con la presenza di una reception. È qualcosa di più ampio, che riguarda il rapporto tra architettura, organizzazione e persone. Comincia dalla strada, dalla riconoscibilità di un ingresso, dalla chiarezza della segnaletica e prosegue attraverso la luce, i percorsi, le informazioni e le modalità di accesso.

In fondo, un luogo ben progettato dovrebbe essere capace di raccontarci come funziona, senza bisogno di troppe spiegazioni.

Questo vale ancora di più nei nostri spazi, frequentati ogni giorno da persone molto diverse tra loro. Ci sono gli abitanti abituali, che conoscono ogni angolo del coworking, e gli ospiti occasionali, che arrivano per una riunione o per una giornata di lavoro. C’è chi cerca un ambiente tranquillo dove concentrarsi e chi uno spazio dove incontrare altre persone.

Il nostro compito è fare in modo che ciascuno possa sentirsi a proprio agio, fin dal primo momento.

Nella rete Ultraspazio convivono realtà differenti: edifici storici e ambienti contemporanei, coworking con reception presidiate e spazi dove l’accesso avviene in autonomia. Non crediamo che esista un unico modello di accoglienza valido per tutti. Crediamo piuttosto che ogni luogo debba trovare il proprio modo di essere ospitale, mantenendo una qualità del servizio riconoscibile in tutta la rete.

Anche la tecnologia ci aiuta in questo percorso. Con lo sviluppo dei nostri strumenti digitali, lavoriamo per rendere sempre più semplici le prenotazioni, l’identificazione degli ospiti e l’accesso agli ambienti. Ma siamo convinti che l’innovazione abbia senso soltanto quando riesce a semplificare la vita delle persone, senza aggiungere nuove complicazioni.

È una riflessione che ritroviamo anche nel lavoro di ricerca che stiamo portando avanti con LEIB e il Workplace Quality Index (WQI). Misurare la qualità di un luogo di lavoro significa andare oltre le sue caratteristiche fisiche e considerare l’esperienza complessiva di chi lo utilizza. Accessibilità, comfort, dotazioni e atmosfera contribuiscono insieme a determinare il valore di uno spazio.

E poi c’è un aspetto che difficilmente può essere tradotto in un indicatore, ma che per noi rimane fondamentale: la sensazione di essere nel posto giusto.

Può nascere da un sorriso, da un’indicazione ricevuta al momento opportuno, dalla possibilità di entrare senza difficoltà o semplicemente dalla percezione che qualcuno abbia pensato alle nostre esigenze prima ancora del nostro arrivo.

È questa attenzione che cerchiamo di trasferire in ogni nuovo spazio che entra nella rete Ultraspazio. Non vogliamo costruire ambienti tutti uguali, ma luoghi diversi, ciascuno con la propria identità, capaci di offrire un’esperienza semplice, piacevole e riconoscibile.

Perché, in fondo, il nostro lavoro non è soltanto offrire uffici e postazioni. È creare le condizioni affinché le persone possano abitare bene i luoghi in cui lavorano.

E tutto questo comincia ancora prima di varcare la porta.