ULTRASPAZIO COWORKING

Chiusura ULTRASPAZIO in base al Decreto 21 marzo 2020 della Regione Piemonte

In ottemperanza al Decreto n. 34 del 21 marzo 2020 della Regione Piemonte vi informiamo che Ultraspazio sarà chiuso dal 23 Marzo 2020 al 3 Aprile 2020 .

I servizi di base verranno in ogni caso garantiti e pertanto i locali continueranno a essere presidiati e a essere dotati di tutte le utenze necessarie per il loro funzionamento. È sospeso il servizio di consegna e ritiro pacchi.

Al fine di consentire lo svolgimento da parte dei coworkers del lavoro cosidetto “agile”, vi chiediamo di inviare a mezzo mail a ultraspazio@ultraspazio.com con 24 ore di anticipo, apposite richieste per:

– accedere ai locali del coworking per eventuale ritiro di documenti o beni personali;

– richiedere stampa di documenti in formato A4 e A3;

 

Parte dello staff di Ultraspazio lavora già da giorni in smartworking: per ogni necessità, vi invitiamo a contattarci preferibilmente via mail.

Augurandoci che l’emergenza che stiamo vivendo possa rapidamente terminare, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento o richiesta.

Il team di Ultraspazio

 

 

 

Quando il lavoro diventa fragile un approccio mentale agile è fondamentale

#iorestoacasa implica lavorare a casa fra le cose, i suoni e le sollecitazioni più inattese. In una casa a etnia variabile dove soggiorno e con un tasso creativo scoppiettante (si passa da deliri musical-trap a estemporanee ma costanti performance di street art casalinga) trovare lo spazio fisico e mentale per concentrare le proprie energie sul lavoro non è semplice.
 
Nottetempo ho però elaborato una strategia frutto anche di passate esperienze e riflessioni sullo Smart working.
Primo passo: timidamente farsi spazio, provare a ritagliarsi un angolino in qualche camera. Il possesso di un pc portatile è fondamentale!
Secondo: accettare e non opporsi alle condizioni dell’ambiente domestico e interagire con esse.
Terzo: individuare lo sfondo che più ti rappresenta nella casa per mettere in scena le tue video call con il migliore segnale wifi.
Dopo questi tre passi sei pronto, puoi lavorare!
 
E qui viene il bello, trovare la concentrazione e tenerla con se per il resto della giornata. Personalmente, abituato a muovermi in Ultraspazio come un animale errante, mi rendo conto di trovarmi a mio agio e la promiscuità e i continui cambi di postazione all’interno della casa non causano particolari disagi.
In mio soccorso viene sopratutto una tecnica sviluppata fin dai tempi dell’università: collocare in tre stanze immaginarie i progetti da smarcare e gli obiettivi della giornata: cosa devo fare, fare e consegnare/comunicare il lavoro fatto.
“Il primo passo consisteva nell’imprimere nella memoria una serie di luoghi” come suggerito da Francis A. Yates [L’arte della memoria] e quindi, nella prima stanza c’è la “biblioteca” dove raccolgo le idee e tutto il materiale utile per sviluppare il lavoro che devo portare a termine nel corso della giornata: solitamente la permanenza in questa stanza è più lunga al mattino, ma non disdegno di farci un salto nel resto del giorno.
La seconda stanza è il mio “laboratorio”, il luogo in cui creo materialmente tutto ciò di cui ho bisogno per portare a termine i compiti che mi sono dato.
L’ultima stanza, infine, è la stanza delle “spedizioni” e delle consegne: affido il lavoro svolto ai corrieri di cui mi sono dotato (mail, telefono e, specialmente in questi giorni videocall) e mi preparo per una nuova giornata di lavoro.
 
Così la giornata è mentalmente pianificata! Non resta che iniziare ricordandosi che essere ispirati da questi luoghi immaginari, custodi del processo creativo e produttivo, aiuta a non perdere di vista gli obiettivi del proprio lavoro e a tenere alta la concentrazione pur condividendo spazi, umori e rumori apparentemente inconciliabili. #iorestoacasaconprofitto
 
di Ezio Gaude

Nothing spreads like fear: la paura come opportunità di riflessione

Nei miei 52 anni di vita non ho memoria di un evento così globale e devastante che abbia colpito oltre agli esseri umani, così tanto anche l’economia e i nostri stili di vita. 

Ho recentemente rivisto Contagion il film del 2011 diretto da Steven Soderbergh, che circa 7 anni dopo la SARS e in anticipo di un anno rispetto alla MERS, racconta il diffondersi di una devastante pandemia partita proprio dalla Cina. Inutile dire che il payoff della pellicola restituisce perfettamente un tema decisamente attuale in questo momento: Nothing spreads like fear – Nulla si diffonde come la paura.
 
Affrontare le strade di Torino in questi giorni è come vivere un agosto anticipato, un clima surreale di attesa e allo stesso tempo di incredulità. Non riusciamo, infatti, a spiegarci come noi che da sempre ci consideriamo quasi immortali e incontrastati padroni del mondo, ci troviamo invece impotenti di fronte a una minaccia che neppure possiamo individuare ad occhio nudo.
 
Questo difficile momento mi ha fatto riflettere non solo su quanto siamo piccoli e fragili ma anche di come sia sufficiente un piccolo elemento fuori posto per destabilizzarci e far cadere tutto quanto abbiamo sempre considerato scontato. Quindi credo che questo sia un buon momento per riconsiderare il nostro posto nel mondo che ci sta attorno, per pensare a quanto sia importante il rapporto con l’ecosistema che tanto stiamo stravolgendo senza alcuna remora e ripensare pure il nostro rapporto con gli altri, ora che per qualche tempo dovremo fare i conti solo con noi stessi vivendo in questo periodo di forzato isolamento. 
 
di Carlo Cattero
Co-founder ULTRASPAZIO

Donne e smart working: scelta o necessità? Una riflessione personale

Ho un collega.

Di recente ha deciso di non occupare uno spazio esclusivo nel nostro coworking.
È quello che definirei un “professionista nomade” o – attualizzando il termine – un roaming professional.

È cioè itinerante: si muove in verticale, tra i tre piani dell’edificio che occupiamo, e in orizzontale tra una sala riunioni e l’altra dello stesso piano quando sono libere, in cerca di un posto adatto per appoggiare il suo PC, il suo Ipad e il suo telefono, tutti e tre di marche rigorosamente diverse. Ama le complicazioni, non perché sia masochista, ma perché è nelle complicazioni che scopre variabili interessanti.

Non si sa mai dove trovarlo e forse questo è il suo obiettivo, poiché le idee migliori (tante) gli vengono quando è solo.
Mi diverte andare a scovarlo quando arrivo al mattino per vedere dove e come si è sistemato e ritengo che i suoi itinerari, variando ogni giorno, divertano anche lui e contribuiscano a far viaggiare la sua creatività.

Questo mi ha fatto riflettere sulle potenzialità che genera la libertà di “costruire” a nostra misura il luogo, i tempi e le modalità di lavoro.
Abbiamo un vantaggio sul passato: viviamo in un’epoca che ci consente di avere gli strumenti – le tecnologie – per sviluppare una personale concezione di organizzazione del lavoro.
Condizione che si riverbera anche sul tema del bilanciamento dei tempi di vita.

Io sono donna e più di una volta durante la mia vita professionale mi sono resa conto, sperimentando in prima persona e osservando le mie colleghe, che le donne hanno sempre dovuto fare una scelta severa nei confronti del proprio tempo, imponendosi priorità spesso faticose da rispettare.
Mi riferisco al tempo per il lavoro, e al tempo per la famiglia e per il proprio benessere, facilmente percepiti come in competizione.

Se tutte le donne potessero beneficiare di maggiore libertà nella gestione del proprio lavoro, la contrapposizione sarebbe ancora così sentita?
Un approccio più autonomo al lavoro, pur nel rispetto degli impegni e nella responsabilizzazione sui risultati, potrebbe conciliare le aree che definiscono la “vita”: lavoro, casa/famiglia, comunità, benessere personale e salute?

Contrariamente alle mie aspettative, le analisi del rapporto delle donne con lo smart working indicano una certa resistenza da parte di queste a far propria la gestione del tempo e del luogo di lavoro in funzione di una giornata “su misura”.

Retaggio culturale? Difficoltà a percepire le potenzialità che le tecnologie digitali del “lavoro agile” potrebbero offrire? Pigrizia?
Non credo di averlo capito.

Ritengo però che la giornata lavorativa debba includere tempo per se stessi e per gli altri, e che un lavoro davvero “intelligente” sia quello che permette di liberare, “generare”, tempo. Se lo smart working riuscisse a contribuire all’integrazione tra lavoro e vita rimuovendo i vincoli della postazione fissa, dell’open space o dell’ufficio singolo che mal si sposano con la personalizzazione, la flessibilità e la virtualità, allora forse sarebbe davvero “smart”, non solo perché digitale.

di Elvira Gennarelli
Chief Operating Officer ULTRASPAZIO

Design for Leaves Workshop: la natura negli spazi di lavoro

 

I workshop di Ultraspazio per integrare la natura negli ambienti di vita e di lavoro

 

QUANDO

10 marzo 2020

Dalle 16.30 alle 18.00

DOVE

ULTRASPAZIO COWORKING – Meeting Room Terrazzo

Via Spalato 68, 10141 Torino

 

 

La presenza delle piante negli spazi di lavoro ricopre un ruolo fondamentale per aumentare il benessere psico-fisico dei lavoratori.

Diverse ricerche mostrano infatti che la vegetazione non contribuisce solo a ridurre lo stress quotidiano ma migliora anche la salute generale dell’individuo favorendo il buonumore. Ci vuole veramente poco, anche solo aggiungere qualche pianta in ufficio potrebbe contribuire ad incrementare la felicità e anche la produttività di chi ci lavora.
E allora perché non provare?

Seguendo le attitudini e i percorsi professionali della community di Ultraspazio abbiamo pensato di organizzare dei workshop progettuali su come e dove utilizzare all’interno e nei pressi del coworking piante da appartamento, erbe aromatiche e ortaggi.

Un processo di co-creazione per migliorare insieme la qualità della vita nei luoghi di lavoro che si svilupperà nei prossimi mesi nell’ambito delle attività di ULTRADISTRICT LIVING LAB.

Il primo appuntamento dei workshop “design for leaves” si terrà il 10 marzo 2020 dalle 16.30 alle 18.00 presso la Meeting Room Terrazzo di Ultraspazio.
Vi aspettiamo!

 

Per prenotazioni: +011 3331700

ultraspazio@ultraspazio.com

 

#architetturaviva #architetturacherespira
#designbiofilico #ultrahabitat

 

*L’immagine in evidenza è la sala coworking della sede di Lisbona di SecondHome. 

Verso lo smart working: i 5 livelli di organizzazione del lavoro nelle aziende

L’evoluzione delle policy organizzative, dallo stationary work al border-free work

di Ezio Gaude

CEO ULTRASPAZIO

Ti sei mai soffermato a pensare a quale sia il grado di maturità delle policy organizzative della tua azienda? Negli ultimi anni abbiamo assistito a un grande cambiamento nell’organizzazione del lavoro, dal classico orario di ufficio al lavoro agile, fino agli external mobile.

Con ULTRADISTRICT Living Lab ULTRASPAZIO mette in atto sperimentazioni e iniziative per consentire l’utilizzo di spazi di lavoro con il massimo livello di libertà e produttività. Attribuiamo grande rilievo all’energia e alla salute di ognuno. Proprio per questo perseguiamo un modello lavorativo in cui si possano svolgere le proprie attività senza la presenza di vincoli per ciò che riguarda l’orario di lavoro e il luogo.

Proviamo a fare chiarezza sulle diverse tipologie di lavoro attraverso uno schema che racconta l’evoluzione dei modelli aziendali: dai più tradizionali a quelli più aperti e innovativi.

SCOPRI LE 5 TIPOLOGIE DI ORGANIZZAZIONE AZIENDALE DEL LAVORO*

Stationary work

In questo modello i dipendenti e i lavoratori operano maggiormente all’interno della loro postazione, rispettando gli orari fissi.

Flexible work

I lavoratori usufruiscono di una certa indipendenza nella fissazione del proprio orario, nel senso di orario di entrata/uscita e durata

Portable work

Gli individui hanno l’opportunità di esplicare la propria mansione in differenti postazioni rispetto all’ufficio e hanno massima indipendenza per ciò che concerne la definizione degli orari.

Life Balanced work

Viene data massima attenzione all’energia e alla salute degli individui, a cui viene concessa l’opportunità, mediante il telelavoro e altri servizi, di abbinare nella migliore maniera possibile i bisogni lavorativi con quelli privati.

Border-free work

Gli individui svolgono le proprie funzioni senza la presenza di vincoli per ciò che riguarda l’orario e il luogo, e la piena responsabilizzazione rimuove totalmente il bisogno di controllo.

#ultradistrictlivinglab, #ultraspazio #jobsatisfaction #lavoromeglio #invidiabilebeneficio #worklifebalance #borderfreework

*Schema elaborato da Valerio Salomoni, “L’Evoluzione del mondo lavorativo: lo smart working”, LUISS, Dipartimento di Impresa & Management, 2018, Roma

ULTRASPAZIO Golden Coworking: un nuovo modo di lavorare in centro a Torino

Da dicembre 2019 ULTRASPAZIO presenta ULTRASPAZIO Golden Coworking, un nuovo modo intendere il lavoro agile a Torino. Grazie all’accordo di collaborazione siglato con Allegroitalia il Golden Palace di Torino, in via Arcivescovado 18, mette a disposizione di ULTRASPAZIO 10 postazioni di lavoro nell’accogliente saletta che confina con la hall dell’hotel.

Un luogo di grande fascino finalmente aperto a freelance, external mobile o aziende che hanno bisogno di un appoggio per le proprie esigenze di lavoro in centro a Torino.

Le postazioni sono dotate di wifi e della possibilità di effettuare stampe (a pagamento)

 

8 sale riunioni

20 postazioni

670 mq

Aree relax

 

Che aspetti per prenotare la tua postazione?

Per prenotazioni +39 0113331700 – ultraspazio@ultraspazio.com

 

TARIFFE e OPZIONI

  • ULTRASPAZIO Golden HALF DAY: postazione mezza giornata + colazione o salad brunch presso la Terrazza Golden incluso € 30
  • ULTRASPAZIO Golden FULL DAY: postazione intera giornata + colazione e salad brunch presso la Terrazza Golden inclusi € 50

 

 

01. Common ground

 

Prenotare postazioni di lavoro, sale riunioni, spazi per eventi attraverso la piattaforma digitale Ultraspazio app.