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Ultraspazio ha deciso di partire dall’emergenza coronavirus per lanciare un nuovo progetto che promuove smart city e sostenibilità

Un coworking diffuso, sale con design biofilico e auto elettriche per spostarsi, la nascita di una comunità all’interno del quartiere.

Ultraspazio, il coworking torinese di via Spalato (ma con sedi anche a Beirut e Shangai), ha deciso di partire dall’emergenza coronavirus e lanciare un nuovo progetto che promuove sinergia a 360° con la città e l’ambiente in un’ottica di smart city e sostenibilità:

«Con l’aumento del lavoro da casa — racconta il ceo Ezio Gaude, fondatore insieme a Carlo Cattero — molti spazi di agenzie di comunicazione, alberghi, studi di architettura si sono liberati ancor più di prima.

Noi non solo abbiamo deciso di acquisirli, ma anche di convincere i proprietari a mettere le stanze a disposizione per il coworking, così da trarne beneficio sia per loro stessi (che non hanno costi) che per gli utenti, che possono trovare un luogo dove lavorare vicino a casa. In questo modo dipendenti e freelance sprecano meno tempo per gli spostamenti, e inquinano meno».

 

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Una Sala Meeting large presso Ultraspazio

Ad oggi il coworking diffuso coinvolge già cinque realtà.

Ad oggi il coworking diffuso coinvolge già cinque realtà.
Oltre a Ultraspazio sono presenti anche Spazi Inclusi in via Po, l’albergo Golden Palace in via Arcivescovado con le formule breakfast & lunch associate all’utilizzo delle sale riunioni e delle postazioni di lavoro, la Sala Tabacchi dello studio di architettura Ata in San Salvario e il loft Out Of Office dell’agenzia di comunicazione Bellissimo in via Regaldi 7.

Ma il progetto Ultradistrict Living Lab vuole arrivare in tutta la città: «Tutto è nato — continua Gaude — perché abbiamo riempito il nostro spazio con 130 persone, e abbiamo dovuto iniziare a dire no. Volevamo trovargli un luogo dove andare. Ma non solo. Ci siamo resi conto che il quartiere, dal panettiere ai bar, beneficiano dei coworking.

Ecco perché con il nostro lab vogliamo creare un modello di economia circolare e di prossimità, che aiuti anche il commercio di quella zona».

Come?
Con Ultra app, uno strumento gratuito che permetterà all’utente di geolocalizzare tutti i luoghi di lavoro condiviso presenti in città, in modo da scegliere quello più adatto alle proprie necessità

Immagini dei spazi come Out Of Office, Golden Palace, e Spazi Inclusi

L’app rileva lo spazio, ne indica la capienza, la tipologia e il costo, il numero di persone al suo interno, la disponibilità di parcheggio, suggerisce le modalità di spostamento eco-sostenibile e consente di prenotare in tempo reale una stanza, una postazione o anche solo la sala riunioni per il tempo necessario.

Ma non solo: «Vogliamo aiutare a rigenerare il quartiere — continua Gaude — e così sull’app i coworkers troveranno anche tutte le risorse presenti, dagli asili alle attività sportive, dai locali ai parrucchieri.
Da via Spalato lo abbiamo già fatto con Ultratonic, aperitivi a tema dove nei nostri spazi il birrificio o il ristorante peruviano venivano a far conoscere i propri prodotti. L’idea è consolidare una comunità».

E, infine, c’è Ultrahabitat, «linee guida» da poter applicare alle sale riunioni, postazioni di lavoro, sale espositive per renderle luoghi salutari e sostenibili: «Consigliamo di usare vernici mangia smog, filtri verdi bio tecnologici, piante. E nei nostri coworking metteremo una colonnina per ricaricare l’auto elettrica e metteremo a disposizione — conclude Gaude — una piccola flotta per spostarsi da un luogo all’altro»

 
 
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