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Ultraspazio: una rete di sale per lavorare

Il punto più rappresentativo del sistema è Ultraspazio Club nel Palazzo Costa Carrù della Trinità. Un edificio storico usato come macchina operativa: spazi prenotabili, contesto autorevole, un’impostazione adatta a incontri con clienti, workshop, presentazioni e momenti pubblici. Qui la differenza la fa l’atmosfera che non sostituisce il contenuto, ma lo aiuta a reggere.

Se la priorità è la logistica, quindi arrivare facile e ripartire senza perdere tempo, entra in gioco la sede vicino a Porta Nuova, in via Sacchi. È la soluzione da meeting “pulito”: arrivi in treno, fai la riunione, chiudi.

Poi c’è la fascia degli spazi centrali pensati per riunioni operative, quelle dove si decide e si produce: Brains, nel centro storico, con meeting room fino a 8 persone e una vocazione da comunità professionale; GTP in via Giolitti, con un contesto legato al design e quindi un tono adatto a incontri con clienti e riunioni di progetto; Be Mate in via Arsenale, più contemporaneo e luminoso, con set-up lineare per board meeting e presentazioni snelle.

Per chi cerca un taglio ancora più “da studio”, soprattutto su progetti e lavoro creativo, c’è Studio On in via Cernaia: meeting room da 8 posti, centrale, ambiente da lavoro vero, senza fronzoli. Mentre per chi vuole un luogo più ampio e multifunzionale — dove puoi fare una riunione, ma anche costruire un format — c’è Studiofood33 in via dei Mille: una sala principale intorno ai 70 mq e un carattere più caldo, che si presta bene a eventi ibridi, presentazioni, momenti di community e format dove anche la parte conviviale ha un senso operativo.

Se invece il bisogno è “staccare” dal rumore, o fare formazione e conferenze con numeri più importanti, entra in scena Parco del Po, in corso Moncalieri (zona Fioccardo). Qui l’aria cambia: più verde, più respiro, meno compressione urbana. E soprattutto capienze più larghe, utili quando serve tempo lungo e attenzione.

A questo sistema cittadino si aggiunge un’estensione che cambia scala e ritmo: le sale del Castello di Macello. Qui non si tratta solo di “uscire dal centro”, ma di cambiare impostazione. Le sale storiche e gli spazi di rappresentanza permettono giornate di lavoro, incontri strategici e team building con un vantaggio raro: la continuità. Puoi alternare sessioni plenarie, lavori in sottogruppi, momenti di pausa nel parco, e farlo senza la sensazione di essere “in affitto” dentro una struttura anonima. È una dimensione più lenta e più concentrata, dove l’evento smette di essere una parentesi e diventa esperienza.

Infine, per un’impostazione sobria, quasi “da palazzo professionale” — utile a chi lavora davvero con immobiliare, impianti, energia, gestione — c’è Re Umberto, in Crocetta: sala riunioni fino a 8 persone, luminosa, con monitor e un contesto che parla la lingua del real estate senza bisogno di spiegarla.

Il vantaggio, alla fine, non è avere “tante sedi”. È avere un criterio unico e una regia che ti fa scegliere bene, senza ricominciare ogni volta da zero. Cambiano i quartieri, cambiano le atmosfere e le scale, ma resta la stessa cosa che conta: far funzionare l’incontro. E quando un sistema di luoghi riesce a farlo con continuità la città torna a essere una rete che lavora.